17 Giu Amarga Navidad di Almodovar
Il film tratta del complesso rapporto tra finzione e realtà e delle sue imprevedibili implicazioni, utilizzando un personaggio che interpreta il ruolo di sceneggiatore e che verosimilmente rappresenta l’alter ego di Almodovar. Quando un autore scrive la sceneggiatura di un film si ispira a fatti di cronaca. A storie ascoltate nei luoghi più disparati. A vicende accadute a lui personalmente o a persone molto vicine, il cui anonimato andrebbe tutelato. Non per nulla leggiamo nei titoli di coda che fatti e personaggi descritti sono frutto della fantasia dell’autore. Tuttavia finzione e realtà si mescolano, creando un amalgama inestricabile. Che succede allora quando qualcuno di molto vicino all’autore, dalla cui storia quest’ultimo ha tratto ispirazione, si riconosce nella trama e rivendica il proprio diritto alla privacy, rimarcando che il dolore altrui non è in vendita? Il quesito sembra essere: è l’ispiratore del racconto a riconoscersi nella vicenda o è la vicenda narrata che gli parla, come talvolta ci parlano certi libri e film? Spesso accade che ci chiedano perché ci è piaciuto un certo film e noi non abbiamo risposte dirimenti. Se non che ci sentivamo dentro la trama. Riconoscersi in un certo personaggio, ripercorrerne la storia, scoprire che ci sono altri modi di affrontarla o viceversa che ha provato le nostre stesse emozioni è catartico di per sé. Perché le grandi tematiche umane come ad esempio il lutto e la sua elaborazione sono universali, anche se declinabili in tanti modi quante sono le persone.
Chissà quale messaggio vuole consegnarci Almodovar. Teme gli venga meno l’ispirazione? Sta facendo i conti con la morte? Si autolegittima a narrare storie altrui solo se non è pura speculazione? Amarga Navidad sembra un meta film, cioè un film che ragiona su come nasce un film. L’ho trovato insolito e coinvolgente
