17 Dic Il maestro di Andrea Di Stefano
Felice ha tredici anni, è belloccio ed è una promessa del tennis italiano. Eppure di lui colpiscono la rigidità posturale, l’incapacità di divertirsi, l’assenza di amici e soprattutto la mancanza di un abbozzo di pensiero autonomo. Il padre, che crede ciecamente nel suo talento e spera di sfruttarlo per svoltare economicamente, lo allena di persona; proiettando narcisisticamente su di lui le proprie aspirazioni irrealizzate di tennista di fama. Col sorriso sulle labbra e con grandi manifestazioni di affetto, costruisce un automa addestrato ad obbedire alle sue convinzioni granitiche. Come giocare a fondo campo, sempre e solo in difesa, senza mai osare un attacco sotto rete. Perché oltremodo rischioso. Imparare a memoria quaderni di appunti coltivando l’illusione di prevedere l’imprevedibile. Seguire una dieta alimentare ferrea. Eseguire quotidianamente un rigido programma di potenziamento muscolare, che include l’immancabile appuntamento con lo sparapalle automatico. Felice sembra subire tutto questo. Raramente manifesta insofferenza o dissenso. Il più delle volte si autoconvince che questa è la vita che vuole per sé. Finché un giorno il padre commette un errore fatale, che sarà l’occasione d’oro del ragazzo. Decide che Felice è pronto per disputare i tornei nazionali. Il momento è solenne e va celebrato degnamente. Serve un maestro di grande esperienza che lo accompagni. Il tutto ha un costo materiale e psicologico esorbitante per la famiglia. Che per esempio non potrà più permettersi di andare in vacanza in un luogo decente, ma dovrà accontentarsi dell’ospitalità di una vecchia zia, per giunta antipatica. È così che entra in scena Raul, un uomo profondamente solo, dall’aria trasandata e dai modi cialtroni. Ex campione di tennis ed ex sciupafemmine che, dietro suggerimento del suo psichiatra, accoglie l’ingaggio per tentare di riprovarci con la vita. Infatti da svariati anni è lontano dai riflettori perché alle prese con una forte depressione, che richiede prolungati soggiorni in casa di cura. Il mondo agonistico ad alto livello è duro da reggere psicologicamente e lui, a dispetto dei modi spavaldi, ne è rimasto stritolato. Del suo passato non parla volentieri, perché si considera un fallito. Tra Raul e Felice inizia un sodalizio molto traballante: non potrebbero esistere persone più diverse. Raul, fragile, indolente e autodistruttivo. Felice, granitico, robotico e incorruttibile. In realtà nel tempo il loro si rivela un incastro perfetto, che li porterà a crescere entrambi, prendendosi cura l’uno dell’altro. Felice impara ad osare, a divertirsi e ad ascoltare i propri desideri. Raul gli dona la sua esperienza tennistica ed umana, preservandolo dagli errori che ha pagato sulla sua pelle a carissimo prezzo. E riceve in cambio accudimento, affetto e una presenza solida anche nei momenti bui.
