06 Gen Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
C’è un pizzico di malizia nel proporre questo film agrodolce sul delicato tema della famiglia proprio durante le festività natalizie, che ne rappresentano la celebrazione per eccellenza. I riti collettivi, incoraggiati da pubblicità stucchevoli, tendono a spacciare per vera la famiglia che non c’è. In cui tutti si amano e sono felici. Di più. Chi non ne ha una simile da esibire a Natale se la inventa. Ricordo per inciso che la famiglia è il luogo in cui si consumano i delitti più efferati. Perché ci sono di mezzo i legami di sangue, viscerali e talvolta impossibili. Che messi insieme diventano una miscela esplosiva. Diceva un noto formatore che il Natale è il principale cespite degli psicologi. Non credo si sbagliasse di molto. Soprattutto perché gli amici te li scegli mentre i parenti te li trovi.
Veniamo al film, che ha il pregio di tratteggiare in tre diversi episodi tre famiglie diverse, molto imperfette. Non allargate, arcobaleno, poliamorose. Semplicemente famiglie tradizionali nella loro disfunzionalità. Che suscitano domande scomode nello spettatore. Nel primo episodio c’è un padre vedovo che non è quello che finge di essere. Si mostra trasandato ai limiti dell’indigenza, tanto da indurre uno dei due figli a svenarsi si per aiutarlo. Recita quella parte per impietosire i figli che altrimenti non andrebbero a trovarlo o viceversa lo fa per scoraggiarli, da egoista egocentrico qual è? Forse non è chiaro neanche a lui. Certo è che i tre sembrano degli estranei che non hanno molto da dirsi, al di là di qualche frase fatta intervallata da lunghi silenzi imbarazzati. E forse, seguendo questa logica, preoccuparsi per un genitore non è e sempre sinonimo di amore filiale, ma talvolta solo un atto dovuto. Nel secondo episodio una scrittrice di successo prima di incontrarsi con le figlie per la cerimonia annuale del tè, rigorosamente lontana dalle festività natalizie, chiede una seduta supplementare all’analista. Le due giovani figlie non riescono ad essere se stesse al cospetto della madre. Una diventa compunta e compiacente, l’altra esibisce provocatoriamente modi grossolani. E comunque questa donna algida, giudicante, fintamente interessata alle loro vite, per par condicio, tratta entrambe con una punta di malcelato disprezzo. L’ultimo episodio è quello più struggente. Due gemelli sui vent’anni, maschio e femmina, non proprio due stinchi di santo, sono rimasti orfani di entrambi i genitori, precipitati con un velivolo ultraleggero. Un forte amore li lega. Si abbracciano, si sostengono, si consolano. Ciò che colpisce è quanto il fratello preservi la sorella dalle pesanti incombenze che una morte improvvisa comporta. Come svuotare una casa ingombra di ricordi. Dunque il regista sembra suggerire che l’ingrediente segreto che tiene unite anche le famiglie imperfette sia l’amore. Che va elargito, consolidato e preservato. Come forse hanno saputo fare i genitori dei due ragazzi. Per quanto alternativi.
