06 Gen La grazia di Paolo Sorrentino
Nel film È stata la mano di Dio, Sorrentino ripete a mo’ di mantra “non ti disunire”. Cioè tieni insieme cuore mente corpo se vuoi essere passabilmente in equilibrio con te stesso. Nel suo ultimo film, La grazia, invece, è la volta di “a chi appartengono i nostri giorni?” Cioè chi può decidere della nostra vita in senso lato? I ricordi scomodi di persone a noi care che ci attanagliano, levandoci il respiro e la voglia di vivere? E rispetto al fine vita, la promulgazione di una legge a lungo procrastinata per sfuggire vigliaccamente al dilemma tortura o omicidio o il diretto interessato? Che dire invece dei criteri in base ai quali il presidente della Repubblica concede la grazia a un detenuto? Usa il cuore che può essere fallace o l’arida giurisprudenza che fornisce qualche garanzia in più, mettendo di fatto il fattore umano in secondo piano? Esiste per fortuna la grazia del dubbio – suggerisce il regista. Pur apprezzando l’originalità dell’impianto del film, trovo ci sia un po’ di autocompiacimento nella narrazione. Che trasforma La grazia in un film di maniera. Peccato!
