Riflessioni dalla lettura di “Testamento per una nuova medicina” di Ryke Geerd Hamer

Mi sono accostata a questo testo ponderoso, oltre mille e trecento pagine, facendo mio un prezioso suggerimento di Pierfrancesco Galli. Che dice più o meno: quando approcci un autore sconosciuto, sospendi momentaneamente la tua logica se vuoi comprendere fino in fondo la sua. E così mi sono fatta incuriosire da ciò che Hamer dice e da come lo dice. Talvolta rincorrendo affannosamente i suoi pensieri. Spesso foschi e anche un po’ persecutori. Sicuramente di uomo che ha molto sofferto e maturato nel tempo una profonda disistima nei confronti della classe medica dominante. Ho imparato ad accettare la tonalità espressiva delle sue parole, in bilico tra l’onirico e la profezia biblica. Come accade nelle pagine introduttive: “…. Questo libro è il testamento di mio figlio Dirk …. Io lo porto avanti in quanto amministratore del suo lascito …. È dedicato con profondo rispetto ai morti e con amore per la verità ai vivi …. Questo libro sia per tutti gli uomini di buona volontà e di animo sincero …. Il mio grazie va ai vivi, il mio rispetto ai morti che sono tra noi con il loro aiuto ….” Dicevo che il tono biblico è inusuale per un testo di medicina. Di cui però conserva la mole e la rigorosa logica argomentativa. Come pure è inusuale la generosità con cui l’autore ci fa dono della sua vita privata, consegnandoci la sua storia, alcune foto del figlio e della moglie, la lettera scritta a Dirk e una scritta dal carcere. Inoltrandomi nella lettura, ho cercato di comprendere come l’autore ha affrontato i problemi. Come li ha risolti e perché li ha risolti proprio in quel modo e non in un altro. Quali le derive, quali le conseguenze del suo pensiero. Ed eventualmente quali i salti logici e quali i problemi aperti. Seppur con mille dubbi, ho accolto il suo concetto “dissidente” di malattia e di cura. Concetto sicuramente ardito e talvolta un po’ inquietante. Alla fine mi sono chiesta: e se Hamer avesse davvero ragione?

Kuhn scrive in “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” qualcosa di molto illuminante in proposito: “…. Solo cinquant’anni dopo la rivoluzione copernicana, gli astronomi occidentali videro per la prima volta un mutamento nei cieli fino allora ritenuti immutabili. I cinesi, invece, le cui dottrine cosmologiche non erano incompatibili con i mutamenti celesti, avevano registrato la comparsa di macchie solari e l’apparizione di molte stelle nuove nel cielo molti secoli prima della scoperta del telescopio galileiano. La facilità e la rapidità con cui gli astronomi videro cose nuove, guardando oggetti vecchi con vecchi strumenti, ci fa affermare che essi, dopo Copernico, vissero in modo differente.”

Il libro di Hamer nasce dalla personale vicenda umana di cui provo a raccontarvi qualcosa. Egli proviene da una famiglia religiosa. Suo padre era un pastore protestante. È un uomo di grande spessore culturale. Compie studi di teologia, fisica e medicina in Renania, sua terra natale e successivamente si specializza in psichiatria, neurologia, medicina interna. Sposa una compagna di studi e dal matrimonio nascono quattro figli. Di cui uno, Dirk, nell’agosto del ’78, a soli diciannove anni, viene ferito mortalmente al largo dell’isola di Cavallo, da un colpo di carabina sparato, pare non accidentalmente, dal principe di Savoia. Dirk muore nel dicembre dello stesso anno tra le braccia del padre, dopo aver molto sofferto. Di lì a poco, sia Hamer che la moglie, molto provati dal dolore, si ammalano di cancro. Questo duplice evento lo convince dell’esistenza di un legame causale tra dolore psichico e insorgenza della patologia tumorale. Dunque spenderà ogni attimo della sua vita nella ricerca febbrile di prove a sostegno di questa tesi. Nell’84 viene pubblicato il suo primo libro “Cancro-malattia dell’anima”. E qualche anno dopo, la prima edizione di “Testamento per una Nuova Medicina”. Inizia così la sua notorietà e parallelamente anche il suo calvario. Viene duramente osteggiato dagli esponenti della medicina ufficiale che si rifiutano categoricamente di avallare le conclusioni delle sue ricerche. Si succedono a raffica campagne mediatiche denigratorie, minacce di trattamenti psichiatrici coatti per perdita di senso della realtà, che culminano con la radiazione dall’albo dei medici e con una condanna a diciannove mesi di reclusione. Scontati tutti, fino all’ultimo giorno. Nel settembre del ’98, l’Università di Trnava in Slovacchia accoglie la sua richiesta di sottoporre a verifica svariati casi di pazienti da lui trattati secondo i dettami della Nuova Medicina. Uno dei parametri fondamentali per la validazione è la verifica della riproducibilità dei casi stessi. La commissione esaminatrice composta da tre docenti, uno psichiatra, un oncologo e un matematico, sottoscrive e conferma come altamente probabili i risultati del lavoro di Hamer, di cui elogia l’impegno umano ed etico. Va precisato che i casi esaminati sono accompagnati da certificato notarile che ne comprova l’autenticità, poiché le Università dell’Europa occidentale si sono sempre fieramente opposte a una verifica scientifica.

Non si può ignorare che Hamer sia un personaggio scomodo. Per il solo fatto di dichiararsi contrario alla chemioterapia, lede gli ingenti interessi economici delle lobbies farmaceutiche.

Nel Testamento, illustra cinque leggi biologiche che definisce “naturali”. Cioè già esistenti in natura. Quasi attendessero solo di essere scoperte. A lui va il merito di averle svelate per bocca di Dirk, che più volte, a suo dire, gli è apparso in sogno. Egli sostiene che queste leggi, a differenza delle migliaia di ipotesi teoriche e dei falsi dogmi di cui si nutre la medicina ufficiale, come quello delle metastasi, delle cellule impazzite, della malattia come guasto, dei microbi come agenti patogeni, sono sempre dimostrabili. Esse inoltre sembrano applicabili alla maggior parte degli organismi viventi. Come a testimoniare una sorta di armonia divina nel creato. Non per nulla gli spagnoli definiscono “sagrada” la Nuova Medicina. Inoltre, secondo Hamer, esse hanno il pregio di restituire al paziente la responsabilità della propria malattia. Responsabilità di cui invero non ha mai potuto farsi carico fino in fondo, perché la sua vita è sempre stata in balia del responso dei medici. Per vacillante o categorico che fosse. In questa nuova prospettiva, il ruolo del medico diventa quello di accompagnatore fidato del paziente verso l’autoterapia. Una sorta di moderno Esculapio.

Hamer sostiene che la grossa pecca della medicina ufficiale è quella di essersi occupata esclusivamente di organi. Per giunta secondo una visione meccanicistica e dunque riduttiva, perché stabilisce che ad ogni causa sia correlato uno ed un solo effetto. Come dire che la logica della multicausalità e della complessità sono di là da venire. In un’ottica meccanicistica, se un organo non funziona, è perché o ha un guasto meccanico o sta reagendo in modo allergico a qualche anticorpo o è attaccato da microrganismi patogeni. A nessuno è mai venuto in mente prima che la malattia dell’organo possa essere indotta dal cervello.

La prima delle cinque leggi biologiche si fonda sull’ipotesi teorica che la psiche comunica con gli organi attraverso il cervello. Ovvero ogni vivente funziona contemporaneamente su tre livelli, che agiscono in maniera sincrona: psiche – cervello centrale e d’organo – organo. Per cervello d’organo si intendono i nuclei cellulari che comunicano tra loro. Tutti i viventi hanno un cervello d’organo. L’uomo e la maggior parte degli animali hanno anche un cervello centrale. Infatti, essendo dotati di movimento, devono fare valutazioni rapide. La medicina tradizionale si è concentrata solo su uno dei tre livelli e precisamente quello d’organo. A sua volta la psicosomatica non ha potuto sfruttare al massimo le sue potenzialità, perché ignorava il sincronismo tra i tre livelli. Secondo Hamer il cancro e più in generale le malattie sono dei programmi speciali, biologici, sensati (SBS) originati da una sindrome di Dirk Hamer (DHS). La DHS è un conflitto biologico. Cioè un trauma emotivo causato da un evento esterno che ha precise caratteristiche. È inaspettato, acuto, drammatico e viene vissuto dal soggetto con un senso di isolamento. Il programma speciale entra in funzione in situazioni di emergenza, quando il programma biologico della dotazione di base si rivela insufficiente. Dunque il programma speciale può essere visto come una seconda chance di sopravvivenza offerto dalla natura, purché si arrivi alla risoluzione del conflitto. Tutto questo è coerente con la sopravvivenza della specie, che è l’obiettivo primario della filogenesi. La DHS insorge contemporaneamente a livello psichico, cerebrale e organico. A livello psichico, perché il contenuto del conflitto è soggettivo. Ad esempio un incidente d’auto (evento esterno) può essere vissuto, da alcuni, come inettitudine e scarsa autostima, da altri, come paura della morte. Il tipo di conflitto determina l’innesco e la localizzazione in una determinata area del cervello di un programma speciale, il Focolaio di Hamer. Oltre che la localizzazione organica del tumore. Il sistema psiche-cervello-organo è sovraordinato. Ciò vuol dire che se si conosce lo stato di un livello, si può ragionevolmente prevedere quello degli altri. Riporto qualche esempio. Il conflitto del “profugo”, che si vive quando si ha la sensazione di sentirsi un pesce fuor d’acqua per aver perso tutti i punti di riferimento o perché non ci si sente accuditi a sufficienza, sembra favorire l’insorgenza del cancro ai tubuli renali. L’aumento del tessuto renale, cioè il cancro, in un’ottica biologica di sopravvivenza, ha un preciso significato: favorire la ritenzione idrica per sopravvivere più a lungo nel deserto o in attesa della marea. Un altro caso molto frequente è il conflitto di “non poter digerire certi bocconi amari”, cioè le contrarietà indigeste della vita, che spesso si manifesta con un cancro all’intestino tenue. Il significato biologico di questo programma speciale consiste nell’aumentare la superficie intestinale deputata all’assorbimento di un boccone già inghiottito. È interessante notare come il cervello non faccia distinzione tra bocconi amari e bocconi di cibo. In buona sostanza, tra reale e simbolico. In entrambi questi conflitti si può ragionevolmente prevedere che il Focolaio di Hamer sarà situato nel tronco cerebrale. Anche questo ha una sua logica. Il tronco cerebrale è una parte antica del cervello ed è sensato che sia implicata in conflitti che rimandano a bisogni primari. Come quello di sopravvivenza. Hamer è pervenuto ad una mappatura del cervello, in cui emerge una correlazione tra tipologia di conflitto, area del cervello coinvolta ed organo colpito. Queste argomentazioni a molti sono apparse fantasiose e poco realistiche. Hanno suscitato ilarità e scetticismo. Dal mio punto di vista hanno il pregio di accostarsi all’uomo e ai suoi accidenti secondo un’ottica forse un po’ filosofica ma sicuramente più umana e di più ampio respiro rispetto a quella in auge. Poi è anche evidente che questa non sia la sede più adatta per una trattazione approfondita dell’argomento, per la quale rimando al testo. Per me sarebbe già un grosso successo solleticare la vostra curiosità, suscitare un pensiero, delle riflessioni. E comunque dal punto di vista della ricaduta sociale, la Nuova Medicina sembra dare risultati non banali. La possibilità di guarigione stimata è superiore al 90% e la casistica cui fa riferimento è statisticamente significativa. Si parla di qualche decina di migliaia di casi tumorali e non, che Hamer ha esaminato nella sua lunga carriera di medico e in particolare di oncologo.

Ritornando alle leggi naturali, la seconda legge sostiene che ogni malattia cancerosa ha un caratteristico andamento bifasico che rispecchia fedelmente la bifasicità di molte manifestazioni naturali, come l’alternanza del dì e della notte, del sonno e della veglia ecc.. La prima fase va dall’insorgenza del trauma emotivo alla risoluzione del conflitto. Viene chiamata fase di conflitto attivo o di stress perché vengono mobilitate tutte le energie dell’organismo al fine di superare il trauma. A livello psichico il paziente rumina il suo problema, inondato da pensieri ossessivi. A livello vegetativo, il sistema nervoso simpatico ha il sopravvento, con manifestazioni quali insonnia, inappetenza, dimagrimento, innalzamento della pressione sanguigna e vasocostrizione. Da qui la definizione di fase “fredda”. A livello cerebrale si assiste alla formazione del focolaio di Hamer, con perdita di neuroni e cellule gliali. A livello organico si ha la proliferazione cellulare o la necrosi del tessuto. Se il paziente arriva ad una risoluzione del conflitto, prende il via la fase di riparazione o vagotonica. Così definita, perché a livello vegetativo è sotto il controllo del sistema nervoso parasimpatico. Infatti il paziente manifesta forte stanchezza, molto appetito, febbre. Da qui la definizione di fase “calda”. A livello cerebrale accade che i focolai di Hamer si edematizzino per poi ridursi e sparire quasi del tutto. A livello organico avviene la riduzione delle cellule proliferate in eccesso ad opera di funghi e batteri o il riempimento di necrosi ed ulcere ad opera di batteri e virus.

Due considerazioni di ordine pratico. La prima, sull’utilità dei microrganismi che la medicina ufficiale considera fondamentalmente dei nemici invisibili. La seconda, sulla classificazione delle malattie. Il loro numero si dimezzerebbe se la fase calda e la fase fredda venissero considerate un tutt’uno. Cioè l’una la logica conseguenza dell’altra. Come dire che l’influenza, gli stati infiammatori sono riparazioni e non malattie a se stanti. Un’ultima precisazione. Spesso la fase di riparazione è più pericolosa di quella di conflitto attivo. In essa si manifesta la cosiddetta crisi epilettoide, che ha il significato biologico di spremere l’edema nel cervello e nell’organo. È una delle più frequenti cause di morte o di complicanze.

La terza legge viene definita sistema ontogenetico dei tumori perché, stabilisce una correlazione tra manifestazione tumorale, accrescimento o necrosi dell’organo, sua origine embrionale. Cioè a dire gli organi tumorali di derivazione endodermica sono controllati da focolai di Hamer posti nel paleoencefalo e vanno incontro a proliferazione cellulare nella fase di conflitto attivo e a demolizione ad opera di microrganismi nella fase di riparazione. Viceversa, quelli di origine ectodermica sono regolati da focolai situati nel neoencefalo e subiscono una perdita di tessuto nella fase di conflitto e un riempimento nella fase di risoluzione. Quelli di origine mesodermica si comportano in parte come quelli del primo gruppo e in parte come quelli del secondo. La quarta legge spiega nel dettaglio quali microrganismi intervengono nella fase di conflitto attivo e quali nella fase di riparazione, mentre la quinta, altrimenti detta “legge della quintessenza”, riassume in sé tutte le precedenti, ribadendo il capovolgimento del concetto di malattia.

Questa nuova concezione non deve stupirci più di tanto, se pensiamo che anche il sistema immunitario non viene più interpretato secondo la metafora militare, già dalla fine degli anni Settanta. Secondo Varela, infatti, esso è preposto prima di tutto all’affermazione del sé, stabilendo un’identità molecolare plastica, che cambia istante per istante a seconda della composizione molecolare dell’ambiente. E unica, perché deriva dalla cooperazione di quel particolare sistema immunitario, con quel particolare organismo, inserito in un particolare contesto.

Ancora qualche considerazione. Se da un lato l’approccio di Hamer alla malattia sancisce definitivamente il superamento del dualismo cartesiano mente-corpo e riconsegna al malato la responsabilità della sua guarigione, dall’altro solleva interrogativi di non poco conto. Ad esempio, guarire diventa solo una questione di volontà? E come leggere un eventuale fallimento? Come mancanza di volontà? Come incapacità? Con l’inevitabile senso di colpa, di inadeguatezza che vanno ad appesantire ulteriormente la sofferenza fisica. In alcuni casi già atroce di per sé.

Mi risuonano nelle orecchie le parole che Umberto Galimberti usa per commemorare l’intellettuale americana Susan Sontag, morta qualche anno fa di cancro, che divenne celebre negli anni Settanta per aver scritto un libro cult: “Malattia come metafora”. Galimberti, riprendendo il pensiero della Sontag, sottolinea come l’uomo sia pervaso da un insopprimibile bisogno di dare una spiegazione a tutto. Anche a cose prive di significato, come la malattia. Volerci trovare un senso ad ogni costo è, a suo avviso, un’operazione tanto primitiva quanto moralistica. Demetaforizzare la malattia per lui significa concentrarsi nella lotta contro gli accidenti fisici. Sospendendo quella ben più spaventosa ed estenuante, contro l’immagine stessa della malattia. A voi.



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