Auschwitz è di tutti

Alcuni anni fa, quando ancora insegnavo, ho visitato con una classe di quindicenni scalmanati la Risiera di San Sabba a Trieste. Un tempo stabilimento per la pilatura del riso e poi campo di sterminio, con tanto di forno crematorio, per Ebrei, prigionieri politici e partigiani. Appena varcato il cancello, siamo ammutoliti tutti. Anche gli scalmanati. Le suppellettili conservate nelle teche di vetro, come stralci di lettere strazianti vergate in bella scrittura e logori oggetti di uso quotidiano sono stati un pugno nello stomaco. Molti degli scalmanati avevano gli occhi lucidi. Di più. In quei cameroni spogli ci sembrava di sentir riecheggiare latrati di cani, colpi di mitragliatrice, urla, tonfi di corpi scomposti. È durante la visita che mi si avvicina una donna scarmigliata, dal volto scavato. Mi chiede se sono un’insegnante, mentre si guarda intorno con fare furtivo. Porta con sé alcune copie di un libro dalla copertina scura, il cui titolo è Auschwitz è di tutti, con disegnato sopra, in rilievo, un filo spinato color argento. Mi spiega che ne è l’autrice e che lo ha scritto dopo quasi cinquant’anni dalla sua deportazione da San Sabba ai campi di sterminio di Auschwitz e Bergen Belsen. Sa che la sua presenza non è gradita ai vigilantes, perché temono che importuni i visitatori. Per un istante vengo sfiorata dal dubbio che questa persona sia una visionaria. Mi disorienta il suo comparire dal nulla, il suo aggirarsi per quei luoghi come un fantasma. L’autista del pullman non ha dubbi in proposito. Non vede che è una mezza matta?– mi apostroferà in seguito, con l’aria di chi la sa lunga. La signora si presenta. Si chiama Marta Ascoli e ha voglia di raccontare la sua storia. Soprattutto ai ragazzi, perché sappiano di cosa è capace l’uomo e non dimentichino. Mai. L’ascoltiamo in silenzio. Non vola una mosca. Terminato il racconto, le compro il libro. Sfogliandolo, questa mattina, mi sono ricordata della dedica che mi ha fatto spontaneamente.

Siamo usciti da San Sabba scombussolati. Anche perché abbiamo toccato con mano che arma micidiale sia il dubbio. Pur legittimo. Che una volta inoculato, lavora sotto traccia. Favorendo la negazione di ciò che è troppo devastante da accettare.

Peccato che vivere col dubbio di non essere creduti è come essere ammazzati per mano della Storia. Forse la giornata della memoria può aiutarci a ricordare le tante signore Ascoli che ancora oggi si aggirano per il mondo spaesate.



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