Calma e quieta è la notte. La leggenda dei Bagni di Szigetvár di Vittorio De Martino

Quella notte gli abitanti di Szigetvár rimasero in casa, come se la porta chiusa e il buio potessero preservarli, ancora per qualche ora, da quanto l’alba avrebbe svelato. Intorno, fino a perdita d’occhio, si stendevano, variopinte e spietate, le tende dell’esercito turco. Centottantamila soldati e trecento cannoni accerchiavano la piccola cittadina ungherese, coi suoi tremila difensori.

Isaac era ottomano come poteva essere un ebreo levantino. Di quelli nati ad Istanbul ma senza radici, perché non amava i turchi e non credeva agli ebrei. Era diventato un gran medico. E a Szigetvár era arrivato due anni prima, per curarsi con le famose acque termali. Poiché ne aveva tratto qualche sollievo ci era rimasto, non avendo faccende che gli premessero altrove, né una famiglia ad attenderlo. Isaac pensava al senso di pace provato il primo giorno alle terme. Così il 5 agosto 1566, probabile ultimo giorno della sua vita, avendo lo sgomento attonito e muto davanti alla morte lasciato il posto ad una reazione opposta, e altrettanto vana, per salvarsi la vita, decise di recarsi alle terme. Naturalmente nessun altro in quel momento pensava alle terme. Infatti l’edificio era deserto, abbandonato anche dal personale. Isaac si dimenticò per un attimo dei turchi e della morte imminente. Stordito da quella pace vaga e irreale, si spogliò. Poggiò gli occhiali sul bordo e si immerse nella grande vasca. Lo sciabordio dell’acqua si calmò poco dopo e non rimase intorno che un’assoluta quiete, intatta dai rumori del mondo. A poco a poco il calore gli entrò nel corpo e Isaac si abbandonò all’acqua fumigante, densa, oleosa.

Liberamente tratto da Calma e quieta è la notte di Vittorio De Martino



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