Ciack si insegna: cineforum 2018

Vi ricordo che sabato 17 febbraio, dalle 17 alle 20, presso il Ruolo Terapeutico di Milano, in via G. Milani 12, si proietta il secondo film sulle relazioni alunno – insegnante nella scuola di oggi.

Condurrò l’incontro con il collega Roberto Calatroni.

Qui di seguito trovate la recensione de “La classe, primo film in programma, arricchita dai vostri preziosi contributi.

 

Insegnanti si nasce o si diventa? L’insegnante è un eroe romantico che trasmette passione per lo studio? È un intrattenitore che rianima platee annoiate di studenti? È vero che fare l’insegnante sia una missione? Perché se è così, ne discende che chiunque insegni debba possedere i requisiti del missionario. Tra cui la dedizione assoluta verso il prossimo. Noi pensiamo che, per essere disponibili verso gli altri, dobbiamo essere sufficientemente contenti della nostra vita e quindi avere il tempo di viverla. Che investire nella scuola abbia più a che fare con la qualità che con la quantità. E che l’insegnamento una “professione” da svolgere con competenza. Non solo didattica ma anche relazionale. Fermamente convinti che non si possa insegnare alcunché se prima non si è stabilita una buona relazione con gli alunni. Infatti è all’interno di una relazione che si impara. Protetti dallo sguardo benevolo e fiducioso di un adulto, che è pronto a scommettere sui giovani. C’è un’altra questione. Al di là degli infiniti modi di essere insegnanti e alunni, che sono tanti quante le persone coinvolte, qualsiasi relazione docente – alunno è caratterizzata da un denominatore comune: l’asimmetria. Cioè a dire, il ruolo dell’insegnante e quello dell’alunno non sono intercambiabili. Il docente occupa una posizione di autorità, nel senso etimologico del termine, in quanto si mette a disposizione dell’altro per aiutarlo a crescere. Ci rendiamo conto quanto sia impopolare di questi tempi parlare di autorità. Quindi vale la pena ricordare che autorità e autoritarismo non sono sinonimi. Infatti nulla vieta che si possa occupare una posizione di autorità in modo autorevole e non autoritario.

Il Ruolo ha pensato di dedicare al tema della Scuola un ciclo di quattro film, che aiutino a mettere a fuoco la relazione docente – alunno e la figura dell’insegnante.

Il primo, La classe, ci narra della complessità dei rapporti umani all’interno di una scuola media del ventesimo arrondisment, alla periferia di Parigi. Dove il tasso di immigrazione è elevato e le classi divengono dei microcosmi pullulanti di culture diverse, spesso in contrapposizione tra loro. In cui forte è lo spaesamento di chi, nato in Francia da genitori africani, antillani o cinesi, ha una conoscenza vaga della propria terra d’origine, però ne subisce la cultura, rigettando nel contempo quella del paese ospitante, per mancanza di integrazione.

La vicenda racconta di Francois, giovane e brillante docente di francese, che crede fermamente nel proprio lavoro, accettandone le sfide quotidiane. Ci mette impegno e responsabilità. Il regista tuttavia lo dipinge come un anti-eroe. Ovvero come un un essere umano che commette degli errori. Perché capita anche agli insegnanti. Francois non ha nulla a che vedere con il seduttivo e irresponsabile John Keating dell’Attimo fuggente. Che, invita i suoi alunni a liberarsi dalle catene del conformismo, per inseguire i propri ideali. A qualsiasi costo. Francois non è un eroe romantico e neanche un intrattenitore. Ha un carattere ruvido e non desidera far proseliti. Se mai ambisce al rispetto. Convinto che il carisma si conquisti sul campo anche a prezzo dell’impopolarità. Come accade a chi sa dire dei no. Ma soprattutto rifuggendo dalla fascinazione, che tanta presa ha sui giovani. Aiuta i suoi alunni a suon di verbi e pronomi. Correggendone gli errori. Li ascolta a modo suo. Nella concretezza del lavoro quotidiano. Perché ritiene che la cultura sia la loro unica chance di riscatto sociale.

E voi che ne pensate?



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