17 Dic Cinque secondi di Paolo Virzì
In un casolare sperduto tra le colline toscane incontriamo Adriano Sereni, avvocato in caduta libera. Insofferente, burbero, trasandato, vive contornato da pile di piatti sporchi, lattine vuote e cartoni di pizza abbandonati ovunque. La situazione di degrado personale e abitativa mette a disagio. Lascia intuire che qualcosa di molto grave gli sia accaduto. La scelta di tagliare i ponti col mondo è così drastica che non apre la porta neanche al postino, che deve recapitargli un mandato di comparizione. Scopriamo che Adriano è accusato di omicidio colposo della figlia adolescente, affetta da una patologia neurologica degenerativa grave. Spesso i matrimoni vengono messi in crisi dalla presenza di un figlio disabile. Soprattutto quando uno dei due genitori interpreta la cura in modo restrittivo, riducendo la persona a paziente. Mentre l’altro, come Adriano, non smette di credere che sia prima di tutto un adolescente desideroso di una vita degna di questo nome. Il suo approccio coraggioso, non esente da rischi, ridona il sorriso alla figlia, una bella ragazza contro cui il destino si è accanito. Che di sé dice: “Puzzo di piscio e sbavo. Tutti mi allontanano. E non posso che peggiorare. Lo sai anche tu, papà.” Queste parole devastano Adriano, che decide di organizzare una gita al lago, perché lei possa realizzare un sogno: montare su una canoa. E così fanno in gran segreto. Ma sul più bello il telefono di Adriano si mette a squillare. È l’ex moglie, che di lui non si fida affatto, ritenendolo a torto un irresponsabile. Incerto sul da farsi – rispondere e lasciare la figlia incustodita su un lago completamente immobile o non rispondere col rischio che la donna si allarmi e non gli dia tregua – decide di rispondere. Al termine di una telefonata lunga ed estenuante, Adriano si accorge che la canoa si è ribaltata. E per cinque lunghissimi secondi rimane inebetito, paralizzato. Al giudice racconterà che non sa spiegarsi il suo comportamento. Allora non posso non chiedermi se un padre possa amare una figlia a tal punto da consentirle di suicidarsi, per liberarla da un destino infame. Salvo poi torturarsi a vita.
Cinque secondi è una riflessione sul ruolo del padre: è ancora una figura significativa o può essere tranquillamente sostituita da una comunità accudente? Può un genitore riparare alle proprie mancanze “adottando” qualcuno? – come sembra fare Adriano con la giovane e coraggiosa vicina di casa, abbandonata a se stessa.
