Giurato numero 2 di Clint Eastwood

L’ etica è quella branca della filosofia che, senza scomodare il giudizio morale, dovrebbe ispirare il comportamento umano. Tuttavia quando l’interesse personale confligge con quello altrui, il discorso si complica. Come accade in Giurato numero 2, ultimo film di Clint Eastwood. Che ci racconta come talvolta accusati e accusatori non sono poi così diversi … La vicenda si svolge negli USA e narra di un giovane selezionato per comporre la giuria popolare in un processo di omicidio. Che, durante il dibattimento, scopre di essere il vero omicida. Infatti qualche anno addietro, percorrendo in auto una strada boschiva, in una notte di pioggia torrenziale, con scarsa visibilità, piangendo perché aveva appena perso due gemelli, ha urtato contro qualcosa di pesante. Sceso dall’auto per verificare, e non trovando nulla, pensa di aver investito un cervo. Il ragazzo è un ex alcolista e quella sera, pur essendo stato tentato di bere, vi ha faticosamente rinunciato. La scoperta lo turba profondamente: non vuole che un innocente venga condannato. Perciò contatta un suo amico avvocato per capire il da farsi. Il suggerimento è di tacere, perché essendo passato del tempo e non avendo denunciato il fatto, rischierebbe una condanna pesantissima. E poi a un ex alcolista chi darebbe credito? La sorte è davvero beffarda: proprio ora che ha svoltato – gli sta nascendo un altro figlio e la sua compagna è disposta a credere in lui – gli chiede di rinunciare a tutto. Nonostante sia di fondo una brava persona, comincia a coltivare la logica del Mors tua vita mea. Non vuole che sia condannato un innocente o non vuole che sia condannato un innocente al posto suo? Il distinguo è sostanziale. Intanto sul banco degli imputati siede un giovane uomo violento, dal passato torbido, che rivendica la propria innocenza. Anche lui dichiara di aver cambiato vita. In fondo i due sono molto più simili di quanto si possa immaginare. Solo che uno è seduto dalla parte sbagliata del tavolo e il pregiudizio nei suoi confronti è pesante. A partire dal procuratore della contea in piena campagna elettorale, cui fa comodo giocare la carta della violenza di genere. L’ unica cosa che si sente di fare il giurato è istillare il dubbio nella giuria popolare e accomodarsi nella sua nuova esistenza. Finché un giorno a qualcuno viene uno scrupolo di coscienza.



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