03 Mar I leoni di Sicilia di Stefania Auci
“Ti avevo detto di essere più intraprendente, ricordi? Non lo negare. No, è inutile che mi dici che non capisci: a volte ti ho pure rimproverato perché speravo che tu aprissi gli occhi, che ti facessi venire gli artigli. Questo è un mondo in cui non ci si può far mettere un piede davanti, e invece tu sempre cauto, sempre a chiedere autorizzazioni…” La voce era salita di tono, si era piegata, diventando contorta, rabbiosa. “Non sopporto lamenti e suppliche. Rileverò io il tuo terzo di proprietà e con questa somma potrai fare quello che vuoi.”
Ma Raffaele aveva cominciato ba scuotere la testa. Il viso si era imporporato e la voce era diventata acuta. “No, la verità è un’altra.” Si era aggrappato allo schienale della poltrona. “Tu non vuoi parenti di cui ti puoi fidare, perché io – si era battuto il petto – io non t’ho mai fregato. Tu vuoi servi. Schiavi.” Vincenzo lo aveva scrutato, notando che le guance all’improvviso sembravano cascanti, come se Raffaele avesse iniziato a sciogliersi. “Io ci credo a questa cantina. Ci ho messo l’anima, la vita le ho dato e tu ora me la stai togliendo… Non me lo merito questo trattamento” – aveva concluso, e si era asciugato gli occhi lucidi.
Era stato quel gesto a farlo esplodere.” Ora non metterti a piangere come un bambino. Siamo uomini che parlano d’affari. Tu mi hai gestito l’azienda e a me non è piaciuto come l’hai fatto. Ora ti ricompro la quota e amen, tutto come prima.”
Liberamente tratto da I leoni di Sicilia di Stefania Auci
