06 Nov Il treno dei bambini di Viola Ardone
È successo ieri sera. Avevi preparato la genovese per il giorno dopo. Avevi lavato il tagliere, il mestolo, la padella e li avevi riposti sullo scolapiatti ad asciugare. Ti eri tolta il grembiule e lo avevi sistemato, perfettamente piegato, sulla sedia in cucina. Ti eri infilata la camicia da notte, ti eri sciolta i capelli. Non ti piaceva dormire con i capelli raccolti. I capelli ti sono rimasti quasi tutti neri. Ti sei stesa sul letto e hai spento la luce. La genovese è restata a riposare per il giorno dopo. La genovese deve riposare, dicevi sempre. Poi ti sei addormentata e ti sei riposata, pure tu.
Mi hanno chiamato questa mattina all’alba. Quando ho risposto al terzo squillo e ho appreso la notizia, ho realizzato che per tanti anni avevo sempre vissuto con questa minaccia nel cuore. Come una specie di maleficio. Non sono nemmeno riuscito a piangere. Ho pensato solo, ah, ecco che il maleficio si è compiuto. Ho detto: sì, sì, capisco, va bene, prendo il primo volo, e sono partito. Ora che te ne sei andata, sola nella notte, nessun altro squillo può farmi più paura.
Liberamente tratto da Il treno dei bambini di Viola Ardone
