La casa in fiamme di Dani de la Orden

Con tutto quello che ho fatto per voi! Che ne sapete delle mie rinunce! – sono esempi di frasi infelici che una madre sufficientemente solida mai si sognerebbe di pronunciare davanti ai propri figli. Anche al culmine della frustrazione. Primo, perché i figli non chiedono di essere messi al mondo. Secondo, perché si esporrebbe a un secco quanto inappellabile: chi te l’ha chiesto? Esiste tuttavia una tipologia di madri, come la Montse del film, che solida non è e per questo ama sentirsi in credito. Si straccia per i figli, infantilizzandoli, nella speranza di tenerli legati a sé. Si dimentica di avere una vita propria, che nel frattempo le scivola tra le dita. E camuffa la profonda solitudine da cui è pervasa dispensando amore di qualità vampiresca. Molto diverso da quello oblativo che non si aspetta nulla in cambio e favorisce la costruzione di legami autentici. Con conseguenze disastrose. Nella famiglia di Montse i non detti, i sotterfugi, i ricatti morali, la manipolazione la fanno da padroni. Creando un’atmosfera asfittica al punto da mettere in fuga chi aspira a un briciolo di benessere personale. Esattamente come accade quando divampa un incendio al chiuso e l’aria diventa irrespirabile.



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