Le nuove generazioni di adolescenti

Pierre e lolite

Hanno tra i dieci e i quattordici anni.
Sono una generazione invisibile agli adulti, che attraversa tutte le classi sociali, uguale solo a se stessa perché frutto di una trasformazione fulminea, al passo coi tempi.
Si incontrano in una piazza virtuale, Internet, dove rovesciano dalle confidenze più riservate a foto dei loro corpi seminudi e filmati di loro rapporti sessuali ripresi col cellulare.
Usano un codice cifrato, inaccessibile agli adulti, per raccontarsi.
Usano spietatamente il loro corpo tagliando fuori l’ingombro superfluo delle emozioni. Tutt’al più usano le “faccette”, icone delle emozioni, emozioni virtuali naturalmente.
Considerano il corpo, il sesso, la bellezza, il look, l’esibizionismo, il contare, l’apparire, i soldi, la carriera, il successo i nuovi contenitori di ogni loro progetto e desiderio.
Sono giovanissimi pierre avidi e spregiudicati, ossessionati dalla frenesia di accumulare denaro e prestigio, disposti a tutto pur di scalare le “vette della disco”.
Esistono le “bulle”, nuovo modello di parità sessuale, piccole predatrici di ragazzi-oggetto, di sesso a pagamento anche in cambio di ricariche telefoniche.
Attuano il cyberbullismo, ovvero le aggressioni online mascherate dalla rete.
Sono rabbiosi con gli adulti che appaiono ai loro occhi sempre più opachi, in crisi, distratti, smarriti, meno credibili e meno autorevoli di un tempo.
Desiderano più di ogni cosa al mondo appartenere al gruppo, anche a costo di annullare se stessi, pena l’isolamento e la perdita di identità.
Si ubriacano di informazioni, grazie al computer che ha ampliato all’inverosimile le opzioni su cosa vedere e ascoltare.
Schiavi degli sms, dipendenti dai cellulari, con la musica perennemente rovesciata nelle orecchie, sono caduti in una specie di autismo, agevolati da pareti domestiche spesso disabitate, vuote di relazioni vere e non solo virtuali, di comunicazioni vere e di empatia.
È così che si offrono in visione. Sembra che la cornice digitale da cui sono avvolti nasconda vuoto, angoscia e smarrimento. Forse ci stanno chiedendo aiuto per non esserne inghiottiti?

Bulli e bulle

Possiamo definire bullismo il mobbing nella scuola. Quando parliamo di bullismo ci concentriamo sul bullo, perdendo di vista la dimensione del gruppo, che si attiva e lo legittima. Il bullismo presuppone un progetto ai danni di una vittima, che è debole e non può difendersi. Quando si parla di bullismo, pensiamo a situazioni di emergenza, dimenticando che il bullismo può essere prevenuto, perché nasce dallo scherzo inteso come “rido di te” e non “rido con te”.
Ridere e divertirsi è uno dei bisogni del gruppo, fa star bene. Gli educatori dovrebbero scherzare di più con i loro allievi, per capire come scherzano. Per insegnar loro a rispettare anche chi non ama gli scherzi. In buona sostanza per gettare il seme della democrazia, che è un processo e va coltivato.
Oggi esistono anche le bulle, che usano l’aggressione verbale al posto di quella fisica e sono molto temute.
A questo ambito si possono ascrivere anche gli episodi di violenza negli stadi, di cui si è già parlato.

I ragazzi del cavalcavia: come in un videogame …

Per mancanza di educazione emotiva, in alcuni adolescenti sembra che non si sia strutturata la sequenza: cuore – pensiero – comportamento.
Se non sanno mettere in comunicazione il cuore con la mente: prima ancora di capire, sento cosa è giusto e cosa no, cosa mi fa star bene e cosa mi fa soffrire, non possono mettere in comunicazione la mente con il comportamento: quali miei comportamenti recano danno agli altri e quali invece sono rispettosi e meno che mai il comportamento con la risonanza emotiva: quali emozioni suscitano in me le conseguenze dei miei comportamenti.
Se non hanno compreso la differenza tra la vita e la morte, pensano che la morte possa essere inflitta arbitrariamente. E le auto che passano velocemente sotto un cavalcavia diventano quelle di un videogame.
Se li aiutiamo a comprendere la differenza tra la vita e la morte, operazione difficile in questo momento storico dominato dal “virtuale”, allora e solo allora, potranno accedere alla differenza tra amore e odio e comprendere la logica del perdono, che è amore incondizionato.
E solo successivamente potranno accedere anche alla differenza tra gesto motivato e quello senza movente e comprendere la logica della giustizia, ovvero per ogni colpa c’è una pena, per ogni causa c’è un effetto.

Bibliografia
Marida Lombardo Pijola, Ho 12 anni, faccio la cubista e mi chiamano principessa, Bompiani 2007
Umberto Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli 2007



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