Lettura Febbraio 2017

Piercamillo Davigo: “Il problema di questo paese è che non c’è sufficiente rispetto per le vittime. Io capisco la comprensione verso i colpevoli. Capisco anche che si può incoraggiare, non pretenderlo, che è una cosa ben diversa, il perdono. Prima di tutto, però, bisogna tutelare le vittime. In questo, l’Italia è fortemente carente. Ho sempre concepito il mio mestiere, soprattutto nel ruolo di pubblico ministero, ma anche in quello di giudice, in questi termini: viene da me uno i cui diritti sono stati violati, che mi dice: Difendimi con la forza dello stato. Il mio mestiere è proteggere le vittime. Tutto il resto è accessorio. Proteggere le vittime significa, come prima cosa, metterla al riparo da nuove possibili aggressioni”.

Gherardo Colombo: Sono d’accordo con te soltanto sulla constatazione che il perdono sia un fatto assolutamente personale e sul fatto che sia necessario tutelare le vittime, anche se non credo proprio che questo compito spetti al giudice. Che deve esercitare la giurisdizione, verificando che indagini e processo si svolgano nel rispetto delle norme e anche delle garanzie dell’imputato. Ma cosa significa tutelare le vittime, farsi carico del loro dolore, del loro disorientamento, dei danni subiti? La protezione delle vittime si ottiene facendo soffrire chi le ha rese vittime? O piuttosto, cosa che non avviene in Italia, prendendosi cura di loro? L’unica cosa che il sistema penale italiano offre alla vittima è la soddisfazione del desiderio di vendetta, che generalmente non viene considerato un sentimento particolarmente positivo. (…). Quando la Costituzione dice che tutte le persone hanno pari dignità, lo dice in virtù di quello che le persone sono, non di quello che fanno. Il che presuppone una prospettiva di recupero che invece tu, sostanzialmente, non vedi. Se guardi solo al fatto, la persona la cristallizzi in un’immagine, diventa una fotografia e non un film. Le fotografie rappresentano un momento, invece i film sono una storia che ha un prima e un dopo, sono la vita e non un momento, per quanto significativo possa essere”

Tratto da: La tua giustizia non è la mia. Dialogo tra due magistrati in perenne disaccordo di Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo



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