08 Feb Lettura Febbraio 2018
Da molto tempo Gladys non ballava così, per ore e ore, senza fermarsi, in mezzo al fumo, in quella penombra, con quei volti che le giravano intorno vorticosamente. Il suo corpo sembrava fatto di un migliaio di piccole ossa dolenti.
Coraggio, pensava con rabbia, balla, sorridi! Devi essere spensierata, bella, giovane! Devi piacere, e piacere ancora… A tutti gli uomini, perché lui lo veda e sia geloso!
Lei che non aveva mai portato altri gioielli se non le sue lunghe collane di perle, quella notte si era coperta le braccia e il petto di brillanti. Bisognava catturare gli sguardi a qualunque costo. Bisognava essere bella e fare in modo che alle cinque del mattino, in mezzo a tante fanciulle nel fiore degli anni, non si vedessero le rughe affiorare sotto il trucco, né si scorgesse sul suo volto quella maschera di morte che caratterizza le vecchie imbellettate. Mai un momento di abbandono o di stanchezza. Mai riconoscere la propria inferiorità. Ballare, bere e ancora ballare. Costringere un corpo e gambe da sessantenne a negare la malattia e la fatica. Tener dritta la schiena nuda, liscia, velata di cipria ocra, vellutata, ma in cui non c’era un solo muscolo che non fosse dolorante come una piaga. Non rabbrividire nella corrente di aria gelida che passava tra la porta e la finestra aperta. Facendo ricorso a tutta la sua energia, finì per vincere su se stessa: le gambe ritrovarono l’agilità, la cadenza, il ritmo di un tempo e il respiro tornò regolare. Cercava negli specchi, il riflesso del suo abito bianco, dei capelli tinti annodati in una treccia disposta a corona intorno alla testa, come una volta…
Alla fine Gladys appariva felice e trionfante, ma era tormentata dalla solita idea fissa. Tutto le ricordava la sua età, tutto la riportava indietro verso i ricordi del passato. Parlava, sorrideva, ma dentro di sé l’idea fissa si srotolava sinuosa, con lentezza serpentina. Tutto il suo essere tremava di quella tensione nervosa che segna le creature dallo slancio vitale smisurato; vinte, con appena un soffio di vita, non si arrendono alla morte.
Vi era in Gladys una tragica impossibilità di soccombere.
Liberamente tratto da Jezabel di Irène Némirovsky
Qualche nota sull’autrice. Nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942, fu autrice di romanzi e racconti che negli anni Trenta riscossero un enorme successo. Nel 2004 è stata oggetto di una clamorosa riscoperta grazie al romanzo inedito Suite francese, vincitore del a titolo postumo, del Prix Renaudot. In Jazebel, apparso nel 1936, l’autrice delinea la figura di una donna cui attribuisce non pochi tratti della propria madre
