Lettura Maggio 2017

La metropolitana era affollata di ragazzini e ragazzine sporchi di sonno, del fumo delle prime sigarette. Io non fumavo, non parlavo con nessuno. Nei pochi minuti del percorso ripassavo atterrita le lezioni, mi appiccicavo freneticamente in testa linguaggi estranei, toni diversi da quelli in uso nel rione. Ero terrorizzata dal fallimento scolastico, dall’ombra sghemba di mia madre scontenta, dagli occhiacci della maestra. Eppure avevo ormai un unico pensiero vero: trovarmi un fidanzato prima che Lila mi annunciasse che si era messa con Pasquale. Ogni giorno sentivo più forte l’angoscia di non fare in tempo. Temevo, tornando da scuola, di incontrarla e apprendere dalla sua stessa voce accattivante che ormai faceva l’amore con Peluso o se non era lui, erano altri. Lila era imprevedibile. I maschi che le ronzavano intorno, erano quasi uomini, pieni di pretese. A volte, al ritorno da scuola, facevo un giro largo, per non passare davanti alla calzoleria. Se invece vedevo lei in persona, da lontano, per l’angoscia cambiavo strada. Ma poi non resistevo e le andavo incontro come a una fatalità.

Un giorno uno studente mi colpì per la sua andatura dinoccolata, magrissimo, capelli bruni arruffati, un viso che mi sembrò bellissimo e con qualcosa di familiare. Fui molto turbata da quell’apparizione inattesa. Pensai di correre subito a raccontarlo a Lila, l’impulso fu violentissimo, ma poi cambiai idea. Se glielo avessi detto, sicuramente mi avrebbe chiesto di accompagnarla a scuola per vederlo. E sapevo già cosa sarebbe accaduto…

Liberamente tratto da L’amica geniale di Elena Ferrante



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