Lettura Maggio 2019

La folla enorme radunata nella piazza del Campidoglio è immobile, immobile come la statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio attorno alla quale si addensa. Attendono tutti con la testa rovesciata all’indietro e lo sguardo rivolto verso l’alto che Gabriele D’Annunzio appaia sulla balconata del municipio di Roma. Sono decine di migliaia di maschi, per lo più giovani, robusti, fisicamente integri, eppure quell’uomo riesce a farli sentire dei mutilati. Grazie alla metafora della “vittoria mutilata”, coniata dal poeta, adesso ventimila giovani maschi integri e robusti avvertono la mancanza di un arto o di un organo. E lo adorano per questo.

Sono in buona parte reduci della Prima guerra mondiale, la più grande guerra della storia, che hanno combattuto e vinto contro il nemico ancestrale del popolo italiano nemmeno un anno prima sulle rive del fiume Piave, eppure D’Annunzio riesce a farli sentire degli sconfitti. E lo venerano per questo. Adorano e venerano il mago capace del miracolo di alchimia psicopatica che sta mutando la più grande vittoria mai conseguita dall’Italia sui campi di battaglia in una umiliante sconfitta.

Quando la mattina del 6 Maggio 1919 la grande folla attende immobile ai piedi del monumento equestre a Marco Aurelio che l’alchimista della sconfitta parli dalla ringhiera del Campidoglio, in tutta l’Italia il senso di umiliazione, di disfatta e di ingiustizia è, infatti, oramai unanime. A renderlo tale sono bastate due settimane.

Il patto di Londra che nel 1915 fissò le condizioni dell’entrata in guerra a fianco di Russia, Francia e Gran Bretagna aveva promesso all’Italia, in caso di vittoria, la Dalmazia, per secoli possedimento della Repubblica di Venezia. Ma il Presidente degli Stati Uniti d’America, signore del gioco diplomatico, pare non voglia riconoscerla all’alleato italiano. Né la Dalmazia né Fiume, piccola città di confine a larga maggioranza italiana, esclusa dagli accordi di Londra, ma proposta dai nazionalisti, sostenitori della dottrina dell’autodeterminazione dei popoli propagandata da Wilson.

liberamente tratto da M Il figlio del secolo di Antonio Scurati



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