Lettura Marzo 2018: Il Cammino di Santiago

Quando come me, prima di partire, non si sa niente di Compostela, ci si immagina un antico sentiero che corre tra l’erba, con dei pellegrini più o meno solitari che lo mantengono in buono stato con il loro continuo passaggio. Errore grossolano, subito corretto nel momento stesso in cui uno esce di casa per procurarsi quel documento noto come credencial, indispensabile per accedere agli alloggi per pellegrini! Si scopre allora che il Cammino è oggetto, se non di un culto, quantomeno di una passione, condivisa da molti di coloro che l’hanno percorso. Dietro l’antica via si cela una vera e propria organizzazione, una rete, una confraternita, un’internazionale. Nessuno è costretto ad aderirvi, ma quest’organizzazione vi si impone fin dalla partenza, consegnandovi la credencial.

Soltanto dopo che la si è ficcata cento volte nello zaino, che la si è tirata fuori inzuppata da una pioggia torrenziale e si è dovuto farla asciugare su un termosifone introvabile, dopo che si è temuto di averla persa e la si è cercata febbrilmente sotto lo sguardo sospettoso di un locandiere, dopo che alla fine di una tappa sfibrante, l’abbiamo posata, vittoriosi, sulla scrivania dell’impiegato dell’ufficio del turismo che, con aria schifata, l’ha sfiorata col timbro ufficiale temendo visibilmente di sporcarlo; soltanto dopo che si è arrivati a Compostela, la si è aperta con orgoglio davanti all’addetto del municipio affinché rediga in latino il vostro attestato di pellegrinaggio, soltanto dopo tutto questo si comprende il vero valore della reliquia. Al ritorno, la credencial figura tra gli oggetti superstiti del Cammino, che recano le tracce di quel cimento.

Compostela non è una punizione ma un’impresa volontaria. Perlomeno, così si crede, benché tale opinione sia rapidamente contraddetta dall’esperienza. Chiunque marci sul Cammino finisce prima o poi col pensare d’esservi stato condannato. Che la condanna venga da lui stesso non cambia nulla: le punizioni che ci si impone, talvolta, non sono meno rigorose di quelle inflitte dalla società.

Si parte con l’idea di libertà e poco dopo ci si ritrova ad essere un semplice ergastolano di Compostela. Sporco, stremato, costretto a viaggiare continuamente carico, il forzato del Cammino conosce le gioie della fratellanza. Quante volte seduto per terra davanti a una locanda con altri miserabili, mentre mi massaggiavo i piedi indolenziti o mangiavo roba maleodorante comprata per pochi soldi, superbamente ignorato dai passanti normali, liberi, ben vestiti e ben calzati mi sono sentito uno zek al modo di Solzenicyn. Ecco a cosa vi condanna la credencial. E la cosa più incredibile è dire a se stessi che avete pagato per averla.

Liberamente tratto da Il cammino immortale- la strada per Santiago di Jean Christophe Rufin, medico e scrittore francese, vincitore del premio Goncourt nel 2001, che ci propone una visione inedita e cinica del Cammino



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