06 Ott Lettura Ottobre 2016 : Gabriele Baldini
Una bella sera del settembre romano, al soffio del ponentino, sto seduto a un tavolo del caffè Rosati a piazza del Popolo, testimone della conversazione di un piccolo cenacolo di letterati. Chi tiene banco con brio spumeggiante è un personaggio che mi ispira un’istintiva simpatia e una grande ammirazione per la sua versatilità, l’anglista Gabriele Baldini. La conversazione svaria da tema a tema, ma si discorre sempre di cultura letteraria, musicale, pittorica. Baldini ha un talento per la trovata estrosa e gli altri raramente dissentono. Per lo più si dedicano con puntiglio ad alcune variazioni “in minore”. A un tratto il discorso si arruffa attorno a Pietro Metastasio. “È senza dubbio il più grande poeta della letteratura italiana” – sentenzia Baldini, mentre gli altri prontamente assentono. “Per la profondità della trasparenza”. Ancora un po’ lontano dal diploma universitario, sono portato a pensare la mia letteratura per quadri e gerarchie. Da quell’ingenuo che sono, ho un moto di insofferenza, e non avendo la benché minima autorità per intervenire, prendo il primo pretesto per ritirarmi. Sono letteralmente indignato: ma come si possono sostenere idee del genere? E Petrarca?, e Leopardi? Non ho ancora pratica di salotto e i salotti romani, tra il ’60 e l’80, hanno sprecato giorni, mesi, anni in uno stillicidio di boutades. Poi si sono trasformati in salotti “politici” e dall’80 a fine secolo lo stillicidio e le boutades non sono mai cessati. Semplicemente hanno cambiato segno. Con i bei risultati che sappiamo…
liberamente tratto da Incontri con uomini di qualità di Guido Davico Bonino
