02 Ott Lettura Ottobre 2017
Ma il capitano Justo, lo sapeva che le donne sono capaci di provare piacere tanto quanto gli uomini?
Forse lo sapeva, ma era un argomento che non lo interessava. Mai si era preoccupato di condividere desiderio e godimento con una compagna di letto. Mutuo possesso, sensazioni reciproche, piacere in comune erano chiacchiere degne di certi disgraziati contafrottole privi di spina dorsale. Le femmine devono essere possedute e basta. Il capitano considerava che una ragazza era buona da letto, quando gli eccitava il desiderio perché era un’acerba vergine, oppure una ragazzetta inesperta e terrorizzata, o viceversa perché si trattava di una prostituta abilissima e furbissima. Come tutti sapevano, le preferiva molto giovani. Non cercò mai di trarre dalle donne altro che un piacere personale. Si rendeva conto, è chiaro, che alcune erano più ardenti, più ansiose, più partecipi. Il capitano si sentiva soddisfatto nel constatare entusiasmo e veemenza, perché li attribuiva alle proprie qualità virili. Le vere fonti della sua eccitazione non dipendevano dal piacere e dall’attaccamento delle compagne. Anzi si irritava, piuttosto, quando esse gli chiedevano reciprocità, attenzione, tenerezza. Dove si è mai visto? Un vero maschio non lusinga mai una donna.
Ma cosa era successo, allora, con Teresa e perché essa era rimasta così a lungo nel letto matrimoniale? Perché il capitano non era stato capace di sbarazzarsene? Perché non se ne era stancato? Due anni era un periodo di tempo spropositato. Ma se metteva gli occhi addosso a Teresa, subito il desiderio gli irrompeva dentro i testicoli, lo assaliva al petto. Se partiva per un viaggio alla capitale, dove trovava donne di lusso, di Teresa non si dimenticava.
Perché era bella di viso e di corpo, uno splendore che tutti gli invidiavano? O forse perché da lei non ottenne mai, in nessun momento, un abbandono completo?
Chissà…
Liberamente tratto da Teresa Batista stanca di guerra di Jorge Amado
