04 Set Lettura Settembre 2016
Il faro si ergeva solitario all’estremità di un lungo molo tortuoso. Non era grande, solo tre metri d’altezza. I pescatori si erano lasciati guidare dalla sua luce fino a quando i pesci erano spariti dalle acque sempre più inquinate. Spariti i pescherecci, ad affidarsi a lui restarono solo le barche a vela che passavano ogni tanto vicino alla costa o qualche cargo in una situazione di emergenza – un tifone o una nebbia fortissima.
Dipinto di nero, aveva la forma di una campana posata a terra. O di un uomo assorto in meditazione, visto di spalle. Quando il sole calava e ombre blu percorrevano il debole chiarore restante, una luce arancione si accendeva nella maniglia della campana e si metteva lentamente a ruotare. Il faro sapeva sempre segnalare il momento esatto in cui il giorno cedeva il passo alla notte. In un tramonto favoloso o in una buia serata di nebbia, la sua precisione nel cogliere quell’istante in bilico tra la luce e e il buio era infallibile. Nell’acqua incredibilmente limpida d’inizio autunno, si vedevano nuotare banchi di pesciolini. Disegnavano archi infiniti, come se cercassero qualcosa, per poi prendere il largo.
Liberamente tratto da Vento & Flipper di Murakami Haruki
