“Leviathan” di Andrej Petrovič Zvjagincev

È un film di feroce denuncia sociale, ambientato in una landa sperduta della Russia settentrionale, di aspra bellezza, in cui convivono dimenticati dal tempo relitti di barche e scheletri di cetacei. Un uomo, contro cui si accanisce il destino, decide comunque di non abbassare la testa di fronte ai soprusi di burocrati locali, corrotti e prepotenti, che agiscono indisturbati sotto lo sguardo benevolo di una Chiesa miope e ipocrita. Sullo sfondo la rassegnazione distratta della gente, come unica alternativa alla disperazione affogata nell’alcool. Che lo si chiami “Leviatano” o caos incontrollato, l’unica certezza è che i mostri non emergono solo dai flutti, ma tragicamente allignano nelle pieghe della storia, per fare ciclicamente la loro comparsa.

Nulla di nuovo sotto il sole. Soprattutto di questi tempi.



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