“L’incredibile vita di Timothy Green” di Peter Hedges

Peter Hedges si affida al genere fantasy, per narrarci una storia commovente sul delicato tema della genitorialità. E come in ogni fiaba che si rispetti, non rinuncia al lieto fine. Cindy e JimGreen sono due giovani sposi costretti a rinunciare all’idea di avere un figlio naturale, a causa della loro sterilità. Per suggellare questa dolorosa presa d’atto, senza mortificare il desiderio sempre vivo in loro, sotterrano in giardino una scatola zeppa di bigliettini, con elencate le caratteristiche che avrebbero desiderato per il figlio mai nato. Dopo qualche tempo, in una notte di tempesta, esattamente nel punto del giardino in cui avevano sotterrata la scatola, trovano una buca. Con accanto Timothy, un ragazzino di circa dieci anni, che dichiara con semplicità di essere loro figlio. Mingherlino e lentigginoso, presenta un’evidente bizzarria: attorno alle caviglie gli crescono delle piccole foglie di edera. Stralunati per tutte quelle novità che li colgono alla sprovvista e incalzati dalla necessità di doverle affrontare, iniziano ad occuparsi di lui. Talvolta con sollecitudine eccessiva, talvolta con goffaggine, ma sempre con grande generosità E soprattutto grati alla sorte per il dono insperato. Volendo preservare Timothy dalla derisione, che preconizzano inevitabile, lo costringono ad indossare spessi calzettoni di lana che occultino le foglie. E lui li sorprende da subito perché, con un pizzico di incoscienza e tanta curiosità, si apre fiducioso alla vita. Accettando tutto ciò che gli riserva: gioie, come l’amicizia intensa e complice con Joni, una ragazza dalla gigantesca voglia di fragola sul collo e delusioni. Accade però che ogni volta che cerca di compiacere i genitori, realizzando uno dei loro innumerevoli desideri, perde una foglia. Inoltre sapendo da sempre che con l’autunno dovrà andarsene, ne dona una ad ogni persona che ha conosciuto. E ai genitori increduli lascia una lettera, in cui li rassicura che non avrebbe potuto sentirsi più amato. Arricchiti da questa esperienza straordinariamente coinvolgente, essi verranno ritenuti idonei per l’adozione di una bambina.

Il regista sembra suggerirci che l’arrivo di un figlio, naturale o adottivo che sia, presenta sempre degli aspetti di incertezza, straordinarietà, imprevedibilità. In una parola, coglie impreparato qualsiasi genitore. Soprattutto quelli impegnati nel massacrante lavoro di coprire i figli di aspettative. Salvo poi scoprire con stupore, quando tocca loro in sorte un improbabile quanto coraggioso Timothy, con tanto di foglie di edera intorno caviglie, che i figli hanno vita propria e che il mestiere di genitori si impara facendolo. Aiutati dai figli stessi che, se si sentono amati per quello che sono, riescono a dispiegare risorse insospettabili. E soprattutto imparano a non rinunciare ai propri desideri, per assecondare solo quelli altrui.



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