Manuale di sopravvivenza al Natale

Vorrei addormentarmi alla Vigilia e svegliarmi il 27 mattinaho sentito dire spesso. Confesso che qualche volta l’ho pensato anch’io. Il Natale infatti suscita sentimenti contrastanti che spaziano dall’euforia alla malinconia, passando per l’allegria forzata. Non è poi così strano. Nell’iconografia tradizionale, uno dei simboli del Natale è il presepe: una capanna povera con Giuseppe e Maria che guardano teneramente Gesù adagiato su una culla improvvisata e riscaldato da un bue e da un asinello. Sono immagini che evocano calore e vicinanza emotiva. Non a caso il presepe simboleggia la casa, la famiglia. In una parola, il luogo degli affetti per eccellenza. È per questo che durante il Natale, più che in altri momenti dell’anno, siamo indotti a riflettere sulla nostra famiglia e in particolare sulle nostre relazioni familiari. Va da sé che se non esiste più una famiglia o se ne esiste solo una anagrafica e non affettiva, se c’è stato un lutto recente, una separazione o un divorzio, le cose si complicano di molto e il periodo natalizio rischia di trasformarsi nel peggiore degli incubi. Anche perché si è circondati da persone che han voglia di festeggiare.

Il Natale, poi, è da sempre la festa dei bambini. Che fanno allegria. E chi non ha figli, può ritrovarsi a pensare al bambino che è stato. Con sentimenti spesso venati di nostalgia, per il tempo che non ritorna.

Come ciliegina sulla torta, a partire da metà novembre irrompe nelle nostre case una pubblicità stucchevole quanto martellante che ci mostra famiglie incredibilmente belle e felici, sbarluccicanti come polvere di stelle. Se disgraziatamente caschiamo nella trappola di paragonarle alle nostre, il confronto difficilmente risulta lusinghiero. Anche nei casi più felici. Per il semplice fatto che le nostre sono famiglie vere, vive e dunque con luci ed ombre.

Allora come possiamo sopravvivere al Natale se non siamo in vena di festeggiamenti? Fingendo un’allegria che non proviamo? Certo che no. Le emozioni negative vanno accettate, con buona pace di chi pensa che a Natale si debba essere per forza felici. Consentiamoci semplicemente di viverle, magari approfittando per fare qualche riflessione su noi stessi. Del tipo: in questo momento della nostra vita siamo appiattiti sul presente o proiettati verso il futuro? Dove il futuro non è il tempo che verrà ma quello che siamo in grado di progettare. Di che qualità sono le nostre relazioni intime? Come ce la passiamo con i nostri limiti, come ad esempio, sapere di appartenere ad una famiglia non propriamente invidiabile?



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