10 Nov Sceneggiatura di un’intervista un po’ paradossale tra un DEP ed un ipotetico interlocutore del mondo lavorativo
[D]: spesso in un’azienda i problemi sono relazionali prima che gestionali. Per questo noi di Dep riteniamo che meritino pari importanza e dunque vadano affrontati contestualmente. In fondo tutti noi siamo esseri relazionali: nasciamo all’interno di una relazione, impariamo a pensare e a riconoscere le nostre emozioni all’interno di una relazione. Come possiamo illuderci di essere produttivi e performanti sul luogo di lavoro se non esiste un buon clima relazionale? Per questo Dep promuove il benessere relazionale per le ricadute positive sulle persone e di conseguenza sulle aziende
[ I ]: si, ma tutto questo richiede un’enormità di tempo. Mentre noi viviamo in un’epoca ossessionata dall’idea di azzerarlo. In cui domina chi agisce in maniera fulminea, spiazzando l’avversario. In cui il cambiamento è la norma
[D]: certo, dici bene. Ma forse la sfida odierna è riuscire a modificare se stessi per adeguarsi al cambiamento, senza perdere per strada la coerenza interiore ed il senso di sé
[ I ]: cosa intendi per “senso di sé”?
[D]: il fatto di continuare a riconoscersi, nonostante il cambiamento
[ I ]: quante storie! Così davvero non si cambia più
[D]: ma perché, credi che un cambiamento calato dall’alto, non spiegato a chi ne è coinvolto venga accettato tout court?
[ I ]: ma sai, le persone prima o poi si abituano e ci fanno il callo. Il tempo è la migliore medicina
[D]: sai cosa capita in genere a chi non si sente visto e considerato come persona, cioè con necessità, aspirazioni, desideri? Che mette in atto il muro contro muro, ostacolando di fatto il cambiamento con il boicottaggio. Ti sei mai chiesto che clima viene così a crearsi sul luogo di lavoro?
[ I ]: ma succede dappertutto. Tutto mondo è paese. E poi l’ufficio non è posto per i sentimenti. Se non li metti da parte non te la cavi più e col cavolo che fai carriera. Lo leggevo proprio la settima scorsa sul Financial Time, nella rubrica “Business Life” della nota editorialista Lucy Kellaway
[D]: io invece credo che siano proprio gli aspetti emotivo-relazionali l’ago della bilancia nel decidere le sorti di un cambiamento. Siamo fatti di una testa pensante, un corpo fisico e di emozioni che lo animano. Queste tre parti sono strettamente legate tra loro. Qualsiasi sbilanciamento in una di esse si ripercuote inevitabilmente sulle altre, creando disarmonie. Per questo vanno tenute presenti tutte e tre
[ I ]: ma quando vai a fare formazione nelle aziende, mica gli racconterai queste cose, voglio sperare. Guarda che ti ridono dietro, credimi!
[D]: beh, vuoi sapere una cosa? Un paio di anni fa, in un’associazione di categoria abbiamo trattato il tema dell’invidia sul luogo di lavoro. All’inizio erano tutti spiazzati, anche perché l’argomento non è dei più facili. Avevano premura di dichiarare la propria immunità verso l’invidia, quasi fosse la peste. Però le espressioni dei volti sembravano dire: ma allora sono invidioso anch’io? No, la mia è solo un’invidia buona. Poi sai come è finita? Che il clima si è disteso, perché non era giudicante e le persone hanno potuto permettersi di raccontare di sé. Non la finivano più . Lo stesso è accaduto quando abbiamo trattato il tema della vergogna, dell’identità delle persone nella precarietà del mondo del lavoro e dell’ambiguità. Ti rendi conto che le persone hanno un gran bisogno di essere ascoltate e quando trovano qualcuno disposto a farlo si trasformano in fiumi in piena. Ne hanno di cose da dire
[ I ]: sì, adesso ci manca solo di fare un bel corso di formazione sulla vergogna e poi siamo a posto. Da che pianeta vieni? Non sai che nei luoghi di lavoro regna la formalità?, lo sai che non ci si può sbilanciare perché si viene sbranati?
[D]: hai mai pensato che questo accade perché spesso quelli che sono i bisogni naturali che riguardano tutti indistintamente, come essere visti, considerati, ascoltati, riconosciuti, rispettati vengono bellamente ignorati?
[ I ]: sarà, non discuto, ma io preferisco un bel corso dove mi dicano chiaro e tondo cosa devo fare per comunicare più efficacemente o per essere assertivo, ad esempio. Sai, per formazione personale, sono un pragmatico
[D]: la proposta di cui parli tu e quella di Dep sono entrambe oneste e legittime. Tra le due, però, corre la stessa differenza che passa tra l’imparare a memoria e l’apprendere per aver vissuto sulla propria pelle certe esperienze. Nella prima sei un esecutore passivo, nella seconda sei un attore
