01 Nov Sul treno
Sono sul treno con un’amica, in una carrozza molto affollata con i sedili a salottino. Siamo fermi in stazione in attesa che gli ultimi passeggeri salgano. Stiamo parlando rilassate, quando una bimbetta, che avrà avuto non più di cinque anni, si avvicina guardandoci con fare minaccioso e urla: ”Mamma, vieni, ci hanno rubato i posti!”. La mia amica la prende in giro bonariamente, ma quella ribadisce il concetto, disperata. Nel frattempo arrivano anche i genitori e la sorellina che prendono posto fianco a noi. In tutto questo trambusto, una manager rampante è costretta a sloggiare perché ha occupato abusivamente uno dei loro posti e, piccata, commenta: “Beh, speriamo che questa bambina non urli così per tutto il viaggio, perché io devo lavorare”. “ Cominciamo bene” – penso tra me e me. Tempo cinque minuti, tutta la famigliola si rivela munita di tablet. Ciascuno inizia a pigiare sulla propria tastiera ininterrottamente per un tempo lunghissimo. L’urlatrice di tanto in tanto chiede qualcosa ai genitori, ma viene puntualmente ignorata. Invece la piccola, che si addormenta, viene fatta sdraiare lungo due sedili affiancati. Questo costringe la sorella a sedersi in punta di sedia. Anche il padre piomba in un sonno profondo. Quando si sveglia, di soprassalto, controlla l’ora e si accorge che la bambina traffica ancora col tablet. Così, colto da raptus, glielo strappa di mano in malo modo, rimproverandola. Inutile dire che la bambina scoppia in un pianto disperato. La madre stacca per un istante gli occhi dal video, per poi riimmergersi nei suoi traffici virtuali. È solo un accesso violento di tosse che richiama l’attenzione di entrambi i genitori.
E che altro puoi inventarti, se non ti guardano, non ti ascoltano, cioè ti ignorano, e sei pure seduta scomoda?
Che tristezza…
